Gli importi
| Grado / rito | Contributo |
|---|
| Civile ordinario – primo grado | 518 € |
| Appello | 777 € |
| Cassazione | 1.036 € |
| Processo tributario | 120 € |
Quando il valore è indeterminabile
- Domande non patrimoniali: impugnazioni di delibere, azioni di nullità contrattuale senza restituzioni quantificate, servitù e confini senza stima.
- Obblighi di fare o non fare non suscettibili di valutazione economica diretta.
- Attenzione alla mancata dichiarazione: se il valore è determinabile ma non viene dichiarato nelle conclusioni, si applica lo scaglione massimo (1.686 €), non quello dell’indeterminabile.
Anche il compenso dell’avvocato per le cause indeterminabili usa di regola lo scaglione 26.000–260.000 € (art. 5 c. 6 D.M. 55/2014): calcolalo con il
calcolatore del compenso.
Nota: il risultato è un calcolo orientativo basato sui parametri normativi ufficiali. L’importo effettivo può variare secondo il caso concreto, gli accordi tra le parti e la valutazione del giudice. Questo strumento non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un altro professionista abilitato.
Contributo unificato per tipo di procedimento
Domande frequenti
Qual è il contributo per una causa di valore indeterminabile?
518 € in primo grado (scaglione 26.000–52.000 € ex art. 13 c. 6 D.P.R. 115/2002), 777 € in appello, 1.036 € in Cassazione, oltre alla marca da 27 €.
Indeterminabile e valore non dichiarato sono la stessa cosa?
No: l’indeterminabile paga 518 €; chi omette la dichiarazione di valore di una causa quantificabile paga invece il massimo, 1.686 €. Conviene sempre dichiarare il valore nelle conclusioni.